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Psicologia
e terapia occupazionale di comunita': un approccio interdisciplinare
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| Ecco il testo della relazione presentata da Studio Taf al Convegno Italiano di Psicologia di Comunita' tenutosi dal 28 al 30 Settembre 2000 a Montegrotto Terme (Padova) Altre informazioni sul convegno le trovate qui |
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| Introduzione | ||
| I servizi socio, sanitari e dell'impiego sempre piu' dovranno realizzare programmi e azioni capaci di potenziare l'autonomia delle persone con disabilita' motoria nelle attivita' della vita quotidiana e fornire al contempo, alle famiglie e a tutti i caregivers, forme significative di sostegno sociale. | ||
| In Italia fino ad oggi non esisteva una figura professionale del settore socio-sanitario che dedicasse un'attenzione specifica ed esclusiva alle attivita' della vita quotidiana (incluse le attivita' lavorative), all'empowerment, all'autonomia, ecc.: il Terapista occupazionale (T.O.) puo' ricoprire questo ruolo e rappresentare un'importante novita' nello scenario dei servizi soprattutto se potra' fare riferimento a concetti chiave e a strumenti di intervento di Psicologia di comunita', Psicologia dei gruppi e lavoro di rete. | Vi interessa un'intervista sull'Analisi di comunita'? | |
L'avvio dei Diplomi Universitari per
la formazione di terapisti occupazionali rende necessari a breve-medio termine
alcuni cambiamenti organizzativi e gestionali nei servizi, cambiamenti che
si renderanno necessari per consentire a questo nuovo (per l'Italia) profilo
professionale di poter operare interagendo con ruoli, competenze e processi
alquanto articolati. Rivolgeremo una particolare attenzione alla figura
del Terapista Occupazionale di Comunita', che rischia di non riuscire a
delinearsi in maniera corretta all'avvio dei corsi universitari data la
scarsita' di informazioni, e conseguentemente di qualita' formativa, in
relazione a questa figura professionale. Segnaliamo che la formula qui usata:"Terapista
occupazionale di comunita'" va letta in due diverse accezioni:
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| Il TO: una nuova professione? | ||
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La figura professionale del Terapista Occupazionale ha visto in Italia solo recentemente la definizione del D.U. , pertanto non vi sono ancora operatori sanitari in possesso del D.U. specifico abilitante conseguito in Italia. Il Diploma Universitario ha una organizzazione didattica simile a quella del Fisioterapista: durata triennale, ore di attivita' suddivise fra teoria e tirocinio pratico (con tutti i problemi collegati alla scelta dei docenti e delle sedi di tirocinio in una nazione in cui la professione del T.O. rappresenta, in moltissimi casi, una novita') ecc. e prevede la possibilita' di esercitare la professione in strutture sanitarie pubbliche e private, in regime di dipendenza o come liberi professionisti. All'estero, la figura del T.O. e' nota da circa un secolo, in modo decisamente piu' diffuso a partire dalla prima guerra mondiale. Cio' significa che nessuno ha mai svolto fino ad oggi in Italia attivita' riconducibili a cio' che all'estero viene definito t.o.? Certamente no, la terapia occupazionale affronta aspetti molto importanti nella vita delle persone che hanno o potrebbero avere in futuro delle disabilita' (fisiche e non) per non essere stati affrontati da altre figure professionali: molti fisioterapisti, infermieri, educatori, assistenti sociali, da anni, includono quotidianamente nel loro lavoro attivita' collegabili alla t.o., talvolta chiamandole con questo nome, talvolta no, magari non conoscendo neanche l'esistenza di questa disciplina. Molto spesso si sente associare la terapia occupazionale agli ausili per la vita quotidiana, ai metodi per supplire a deficit motori, all'adattamento della casa, talvolta agli splint, piu' raramente all'"ippoterapia" e all'"idroterapia", in certi casi a piccoli lavori di artigianato fatti fare ad anziani o a persone con problemi psichici nei centri diurni. |
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| Psicologia e T.O. di comunita': parole chiave per una sinergia | ||
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Attraverso alcune esperienze professionali e grazie a numerosi contatti e collaborazioni con colleghi che lavorano nel settore della disabilita' motoria abbiamo potuto far emergere, da un quadro generale ancora molto affezionato a paradigmi sanitari, alcune piste di riflessione e di lavoro che sono orientate alla sfera psico-sociale come ambito di riferimento prevalente. Sono state queste esperienze a convincerci della necessita' di pensare ad un rapporto, ad una possibile sinergia tra T.O. e psicologia di comunita': in particolare riteniamo utile richiamare la vostra attenzione su alcuni nodi importanti di questa sorta di "rete" di competenze e di modelli di riferimento. Quando parliamo di autonomia e di empowerment possiamo facilmente identificare uno spazio comune di lavoro particolarmente attento ad evitare l'equivoco che identifica l'autonomia con il fare in prima persona. Su questo punto sara' necessario operare un cambio di prospettiva in modo da realizzare condizioni facilitanti lo sviluppo di empowerment ed autonomia. Per la realizzazione di tali condizioni gli operatori dovranno poter utilizzare tecniche di analisi, osservazione e lettura dei contesti di vita delle persone con cui entreranno in contatto: riconoscendo risorse, relazioni, aree-problema e soluzioni creative, secondo un percorso condiviso fin dall'inizio con i fruitori (diretti e indiretti) dei servizi. Attraverso questi percorsi potranno essere riconosciuti via via elementi nuovi, contaminazioni reciproche tra gli psicologi e i T.O. e le persone disabili: potranno in tal modo sedimentare esperienze di interdisciplinarieta' orientate realisticamente all'empowerment piuttosto che alla riabilitazione di una funzione… |
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| Gli "attrezzi" comuni | ||
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Per rendere possibile l'integrazione tra saperi e strumenti della terapia occupazionale e della Psicologia di Comunita' e' consigliabile partire da un fare comune originato dalla condivisione di "attrezzi" da utilizzare nella pratica quotidiana attribuendo un "senso" al proprio agire professionale che sia potenziato dalla traduzione di alcuni concetti e metodi della psicologia di comunita' in passaggi concreti verso una "presa in carico comunitaria dei problemi e dei bisogni". Pensiamo che sia molto interessante e produttivo un approccio che declini l'analisi di comunita' attraverso una lettura trasversale dei profili di autonomia ed empowerment delle persone disabili prima e dopo interventi e servizi e, in questo senso in particolare resta da approfondire la questione del gap tra servizi "offerti" e servizi "accessibili". Questa riflessione focalizza la nostra attenzione su una dimensione comunicativa all'interno della quale stiamo realizzando, oltre ai corsi cui facciamo riferimento, alcuni progetti mirati ad aumentare l'efficacia dei processi informativi diretti ai cittadini, disabili e no. Pensiamo inoltre che la formula "attenzione ai nuovi bisogni" non debba costituire uno slogan, ma un input per la realizzazione di azioni concrete al fine di aprire canali alternativi e nuovi di ascolto, osservazione e accoglienza delle domande espresse e inespresse, ambito questo che potrebbe costituire un importante settore di crescita per gli operatori di comunita' interessati ai temi del marketing sociale … Infine, per quanto riguarda la formazione, il senso di questa relazione ruota proprio su questo tema centrale: l'urgenza di agganciare i processi formativi ai rapidi e continui mutamenti della societa', dei servizi e degli stili di vita. Occorre elaborare ipotesi per un vero cambiamento dei percorsi formativi degli operatori sociali e sanitari nell'unica direzione possibile, quella dell'integrazione tra discipline davanti alla centralita' della persona utente e la trasmissione di una base comune, condivisa e praticata di abilita', competenze e conoscenze. |
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| Finalita' della TO | ||
| Riabilitazione tramite azione diretta contro la malattia e l'handicap stesso, fisico o mentaleReinserimento nella rete familiare, sociale e professionale favorendo la riacquisizione o il l mantenimento delle capacita' di interazione | ||
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Non e' questa la sede per ripercorrere in dettaglio la storia della t.o., e' tuttavia necessario ricordare come le origini della t.o. risalgono alla fine del 1700, quando lo psichiatra Philippe Pinel introdusse nel manicomio di Bicêtre, vicino a Parigi, il trattamento basato sul lavoro. Pinel pubblico' un libro, nel 1801, in cui descrisse i suoi metodi e sostenne che "il lavoro manuale eseguito in modo rigoroso rappresenta il metodo migliore per migliorare il morale e la disciplina"(Pinel P. Medical philosofical treatise on mental alienation, Paris, 1801. In Licht S. Occupational Therapy Source Book, p. 19. Baltimore, Williams & Wilkins, 1948). Negli stessi anni, in America, il primo ospedale delle Colonie, il Pennsylvania Hospital, prevedeva, per i ricoverati che erano in grado di compierli, lavori leggeri di filatura e tessitura. Anche in Germania e in Inghilterra, piu' o meno nello stesso periodo, nei manicomi si introducono lavori di artigianato, drammatizzazioni ecc. (Helen L. Hopkins. An Historical Perspective on Occupational Therapy. In Willard and Spackman's Occupational Therapy. Edited by Helen L. Hopkins, Helen D. Smith. P. 19. J.B. Lippincott Company. Philadelphia 1988). Bisognera' attendere la prima guerra mondiale perche' si inizino ad affrontare in modo specifico i problemi conseguenti alle menomazioni fisiche. L'ottica del T.O. all'estero e' rimasta fortemente influenzata dalle origini "psichiatriche" della professione: questo fatto viene riflesso nel percorso formativo dei T.O. nel quale viene dato molto spazio alla formazione in campo psichiatrico e psicologico e in cui l'attenzione agli aspetti sociali viene supportata da una solida base formativa. Troviamo chiaramente indicato anche nelle informazioni specifiche italiane sull'argomento (nel sito dell'AITO - http://www.aito.freeservers.com Nel quale è possibile trovare, oltre a una serie di informazioni sulla T.O., su associazioni di riferimento e sui prossimi convegni, il testo del decreto del Ministero della Sanità relativo all'istituzione della figura del Terapista Occupazionale ) come "l'apporto di questo professionista, che lavora sia con soggetti in eta' evolutiva che in quella adulta, e' fondamentale nel trattamento delle seguenti condizioni: (segue un elenco di patologie in cui, al punto 10, troviamo) ..patologie psichiatriche e disturbi psichici, ritardi evolutivi secondari ad altre patologie o anche a situazioni di disagio sociale, tossicodipendenza alcolismo, ecc. (In particolare in questo ambito l'intervento del terapista occupazionale puo' essere utilizzato anche a supporto o ad integrazione di specifici trattamenti psicoterapeutici)" Un altro aspetto della professione che si e' sviluppato in particolare negli ultimi 30 anni e' relativo all'importanza attribuita al lavoro nella comunita' in modo integrato con gli altri professionisti socio-sanitari: anche in questo caso, e' prevista, all'estero, una formazione specifica. Ecco il primo dei problemi che caratterizzano la situazione italiana: fino ad oggi i professionisti (in genere Fisioterapisti o Infermieri) che hanno deciso di occuparsi di t.o. quasi mai hanno ricevuto una formazione specifica su cosa si intende per (e come si fa) t.o. applicata al campo psichiatrico o alle problematiche psicologiche dei pazienti e non hanno quasi mai affrontato lo studio della psicologia di gruppo e di comunita'. Pertanto il lavoro che viene svolto e' spesso limitato ad alcuni aspetti della terapia occupazionale: ausili per le attivita' della vita quotidiana (AVQ), modifiche dell'abitazione, metodi alternativi per svolgere le AVQ ecc. dimenticando che queste attivita' costituiscono solo una minima parte delle possibili attivita' di un terapista occupazionale. |
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| Attivita' della TO | ||
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| Strumenti della TO | ||
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Svolgimento
di attivita' corrispondenti alle capacita', alle necessita' e soprattutto
agli interessi del paziente (azioni finalizzate)
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L'universita' di Wilkes, in Pennsylvania e' una delle tante che offrono corsi sia di fisioterapia sia di terapia occupazionale. "I servizi raggruppati sotto il nome di Terapia Occupazionale si rivolgono a membri della comunita' che incontrano delle difficolta' nelle attivita' della vita quotidiana. Tali difficolta' possono derivare da deficit dello sviluppo, dal processo di invecchiamento, malattie o traumi fisici, problemi economici, differenze culturali o problemi psicologici che presentano barriere perche' un individuo possa funzionare nella vita. Il terapista occupazionale utilizza attivita' selezionate e finalizzate per incoraggiare l'apprendimento, l'educazione il rinforzo e in generale per promuovere la salute... I T.O. lavorano in ospedali, ambulatori, centri diurni, prigioni, scuole, servizi nella comunita' e a domicilio dei loro clienti." Altre informazioni le troviamo nel sito del COTEC (Committee of Occupational Therapists for the European Communities, vedere riquadro): "I T.O. trattano persone appartenenti a ogni fascia di eta' la cui funzionalita' sia alterata per motivi fisici, psicologici o sociali. In collaborazione con l'individuo, il terapista occupazionale valuta le funzioni fisiche, psicologiche e sociali, identifica le aree di disfunzione e coinvolge l'individuo in un programma strutturato di attivita'. Lo scopo generale e' quello di aiutare ogni individuo a raggiungere la massima indipendenza e qualita' di vita. Le attivita' selezionate saranno collegate ai bisogni sociali, culturali ed economici dell'individuo e rifletteranno i fattori ambientali che influenzano il suo stile di vita." Nei testi che descrivono la professione parole ricorrenti sono: psicologico, sociale, economico" "malattia mentale" "ospedale psichiatrico" "prigione" "scuola" "bisogni culturali"...Questo situa la professione in un campo lontano da quello strettamente sanitario con cui viene spesso identificata in Italia. |
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| Scopo del corso | ||
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Il corso
si pone l'obiettivo di fornire metodi e tecniche di base collegati al
campo della terapia occupazionale e dell'ergonomia integrandoli ad aspetti
specifici di psicologia di gruppo e di comunita' e ad elementi base del
lavoro di rete.
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Di fronte al fatto che, al momento, la formazione del T.O. sembra decisamente orientata in senso fortemente sanitario e all'evidente discrepanza che cio' crea con quella che e' la professione originale, da alcuni anni abbiamo elaborato un modello di "corso introduttivo alla t.o." che integra due aspetti: competenze tecniche per l'autonomia nella vita quotidiana e competenze metodologiche derivate dalla psicologia di comunita', dei gruppi e del lavoro di rete. Il modello proposto permette agli operatori di avere punti di riferimento bibliografici e webliografici e di minimizzare il rischio di perdere di vista la complessita' dell'approccio per ricadere in soluzioni semplicistiche: suggerimenti "tecnici" circa l'uso di ausili, apprendimento di "tecniche" di autonomia ecc. Il corso proposto varia da un minimo di un giorno, una giornata informativa in cui si offre una panoramica delle tematiche piu' interessanti, che puo' prevedere la partecipazione anche di un pubblico abbastanza vasto, fino a un massimo di sei giorni, con approfondimenti sia sulle specifiche tecniche sia sulle specifiche patologie e in questo caso si limita il numero dei partecipanti a 12. Durate maggiori, in questo contesto, sono state scartate, perche', in termini di costi per i partecipanti diventerebbero troppo impegnative soprattutto in considerazione del fatto che l'attestato di partecipazione che viene rilasciato non ha valore giuridico. Naturalmente poter raggiungere un accordo con una Universita' sede di D.U. potrebbe permettere di organizzare un corso approfondito di durata idonea (che abbiamo stimato in circa 60 ore). Il corso si pone l'obiettivo di fornire metodi e tecniche di base collegati al campo della terapia occupazionale e dell'ergonomia integrandoli ad aspetti specifici di psicologia di gruppo e di comunita' e ad elementi base del lavoro di rete. Lo sforzo dei docenti e' quello di trasmettere informazioni che permettano, a chi, medico, terapista, infermiere, psicologo fosse interessato ad includere nella sua pratica operativa degli elementi di terapia occupazionale, di muoversi in modo adeguato nella ricerca di ulteriori informazioni. |
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| Prospettive | ||
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Le prospettive che proponiamo costituiscono una "mappa" da seguire nella costruzione di interventi, servizi e attivita' di formazione o progettazione indirizzati a operatori socio-sanitari e persone con disabilita' motoria: si tratta quindi di sviluppi concreti che verranno proposti ad enti ed organizzazioni nell'ottica di mettere a punto e sperimentare servizi in cui sia possibile realizzare interventi basati sull'analisi della comunita' e delle reti anche osservando le cose dal punto di vista del T.O. e delle sue specifiche competenze. Il punto di partenza in un'ottica di prevenzione e promozione deve essere connesso con il superamento delle logiche delle categorie (nel sanitario e nel sociale) a favore di un decisivo recupero della complessita' e della multidimensionalita' della persona del suo contesto relazionale e della sua comunita' di appartenenza. Per agire secondo tale prospettiva sara' necessario mettere in atto modelli che possano articolarsi su tutti questi livelli pur senza perdere la prospettiva e la visione globale. In coerenza con questo primo punto dovremo cercare di facilitare una funzione di presidio delle reti e delle risorse disponibili nella comunita' per far emergere nuovi link tra le dimensioni dell'individuo (e della famiglia) e quelle del contesto, individuando punti forza e criticita' anche attraverso la ricostruzione delle condizioni che facilitano o ostacolano l'autonomia, l'isolamento sociale, la possibilita' di autodeterminazione ecc. Questa prospettiva in qualche modo dovra' riuscire a limitare i danni dell'eccessivo "specialismo" tanto caro ai modelli clinici, permettendoci di assumerci il rischio di un modello aperto in cui l'esperienza che ha valore e che contribuisce ai miglioramenti della vita delle persone puo' provenire (accade molto spesso) anche da non professionisti. |
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| Prospettive | ||
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Per concludere le prospettive per i nostri impegni futuri vogliamo sottolineare l'importanza di un agire che sempre riconosca come obiettivo la crescita della comunita', l'aumentare delle sue conoscenze, competenze e livello di consapevolezza rispetto ai problemi e al disagio in essa presenti. L'esperienza professionale ci ha indicato come condizioni indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi prioritari dell'intervento di comunita' : 1) l'impiego di strumenti per la valutazione della qualita' (fin dalla fase di progettazione) che siano modulati secondo una logica multidimensionale, che tengano cioe' conto di tutti i soggetti, gli scenari e le variabili in gioco 2) potenziare e facilitare la partecipazione dei soggetti coinvolti nel rispetto di una logica di bottom-up. Tutto cio' anche per far si che le "storie" non siano sempre e solo quelle pensate e raccontate dagli operatori, dagli esperti e dai tecnici secondo quello spirito originale della Psicologia di comunita' che ha sempre messo l'accento sulla vera questione centrale: chi ha il potere? |
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Altri testi di riferimento
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| Webliografia | ||
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| Studio Taf - Terapia occupazionale Ausili Formazione | ||
| Idee, esperienze e progetti interdisciplinari per la sanita' e per il sociale | ||
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